Frammenti Sparsi

Potrei farci un diario. Ma sono nomade. E anche i miei frammenti lo vogliono essere.

Perchè comprarsi una palma di plastica, quando ne puoi avere una vera? — aprile 5, 2010

Perchè comprarsi una palma di plastica, quando ne puoi avere una vera?

Confesso che questa domanda me la sono fatta…, ma l’ho anche scacciata immediatamente.

La giornata era troppo bella, il paesaggio troppo intenso per perdermi di nuovo in brutture paesaggistiche.

Il sole splendeva con intensità, nessuna nuvola lo disturbava. Il vento, a tratti freddo e forte, teneva il cielo pulito. Ho deciso allora di precorrere il Chemin des Douaniers, detto anche “sentiero litorale”, una sorta di accesso al mare siglato da una legge del 1976, che si è ispirata al Codice Napoleonico. Le ville, infatti, costruite a picco sugli scogli si mangerebbero tutto ed impedirebbero alla popolazione di accedere alle spiagge.

Il sentiero è consigliato dalla guida turistica, che però omette di segnalare che spesso è interrotto, senza previa segnaletica. Più volte mi sono trovata con i piedi sul principizio, e sono dovuta tornare indietro.

Ma in fondo, non importa. Un sali e scendi continuo (ottimo per cosce e glutei), scale, scogli, salti, calette, spiagge … I miei polmoni si sono riempiti di aria di mare. La mia pelle pallida e spenta si è leggermente colorita con il sole intenso. I miei occhi hanno mangiato con avidità un paesaggio stupendo. Dalla visuale di Google Earth sembro nel centro del paese …

… ma da quel sentiero, angusto e sgangherato, davanti a me ho visto solo la pace, la meraviglia del mare, la bellezza.

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clic ciak clic — marzo 22, 2010

clic ciak clic

Un gita. Una visita in una cittá d’arte. Una festa di compleanno, un battesimo, un concerto.Clic clic clic clic, nevroticamente la colonna sonora é data dai clic immaginari di macchine digitali compatte. Il clic, in realtá, non si sente più, ma lo si vede. I gitanti, i turisti, le zie, le nonne o gli amici di feste familiari sono tutti impegnati ad immortalare la giornata. Foto orribili, occhi chiusi, occhi rossi, figure sfuocate o sovraesposte. Non importa. Importa registrare tutto, altrimenti il dubbio ci assale: ma c’ero anch’io, oppure l’ho sognato?

L’affanno é tale, che il meraviglioso paesaggio della gita domenicale, gli splendidi scorci di una cittá medievale, il sorriso perplesso del piccolo batezzato, la sbronza degli amici al concerto non rimangono nelle nostra memoria, vivi, per l’intensitá con cui li abbiamo vissuti, ma solo perché li abbiamo fermati in clic. Non é importante vivere le cose. Anzi, le nostre esperienze vengono dirette e veicolate in funzione della macchina fotografica. “Fate un brindisi!”, “Datevi un bacio”, “Guarda verso la basilica” … Siamo tutti attori statici di una regsitrazione calcolata della presunta realtá. Recitiamo per dare veridicitá a ciò che, attraverso il clic, trasformiamo e fissiamo per sempre in realtá. E come se non bastasse, la curiositá di una volta, trattenuta fino a che lo studio fotografico non ci consegnava le foto stampate delle vecchie macchine analogiche, é annullata. Oggi é addirittura possibile fare più ciak della stessa scena. “Hai gli occhi chiusi, rifacciamo”, “Sei venuto male, rifacciamo”, “No, girati più a destra, rifacciamo”… e poi il gruppo di attori si unisce al regista dietro la macchina e si vede, subito, immediatamente e nuovi ciak vengono richiesti. “Uffa, mi prendi sempre il profilo peggiore, rifacciamo!”.

La foto non é più soltanto un ricordo da rivedere e conservare.

È una regia controllata e costante sulla nostra vita, a tal punto che il passato si accorcia, entra nel presente, ne fa parte. E gli attori non sono più gitanti, parenti, amici che fissano per sempre un bel momento passato insieme, ma diventano registi/attori consapevoli del tipo di memoria che vogliono preservare, a prescindere dal fatto che sia reale o meno. L’esperienza spontanea perde valore. L’esperienza diventa fiction costruita consapevolmente per il proprio album, pubblicato su internet, di modo che tutti lo/mi possano vedere.

Le emozioni non importano. Importa solo che la testimonianza sia presente, magari in 100 … 200 immagini, generalmente brutte e sgraziate, ma che importa. Io c’ero!

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