Sul tetto del Duomo ho vissuto l’ansia dei fuochi incrociati, dei selfie in solitaria, dei monopiedi telescopici,  degli scatti ripetuti, messi in scena, con salti, braccia alzate e urla; l’ansia dei gruppi o dei singoli o delle coppie, tutti in rappresentazion di sé.

La cittá intorno, che quasi ci inghiottiva, noi non la vedevamo. Vedevamo solo la scena da costruire. Vivevamo, non la cittá rumorosa e infinita ai nostri piedi, ma la funzione “fotocamera” del nostro smartphone.

Poi, Daniel Kahneman – mentre ubriaca cercavo uno sguardo altrove – mi é venuto in soccorso.

Chi fotografa non considera la scena un momento da assaporare, ma un ricordo futuro da costruire. A volte le fotografie sono utili al sé mnemonico. Anche se non le guardiamo quasi mai così a lungo o di frequente come avremmo pensato, e anche se in alcuni casi non le guardiamo proprio mai; ma non è detto che fotografare sia il modo migliore, per il sé esperienziale di un turista, di godersi il panorama.

Perché non metti via la macchina fotografica e non ti godi l’attimo, anche se magari non é memorabile?

(Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci).

Annunci