Lo schermo mostra paesaggi sovrapposti. Una fascia orizzontale: incantevole e confusa.

La città sotto terra è vivace. E gotica, e in penombra.

Lo scantinato è entrambe le cose.

Seducente e  chiaroscuro. Zeppo di cataste e di storia.

E tu, ti  aggrappi alle curve dolci, a un pilota automatico, a una voce che ti dice: non aver paura.

Ma basta una spalla girata. Una parola storta.

Un rigurgito e ti ripiglia. E torni giù.

Urli: vogliolaluce!

Ma che fatica.

E allora pensi alle scarpe da tennis anni 80. Si possono usare, eccome!

Ma giù, ad avvolgere i piedi.

La testa pensa ad altro. Ad attraversare la strada e alla spesa per la cena.

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