Raramente uso questo blog per raccontare la famiglia. Non l’ho mai considerato uno spazio privato, sebbene sì, talvolta intimo.  Ma è proprio sulle corde emotive, intime che vorrei scrivere qualcosa oggi.

Non è un semplice biglietto d’auguri pubblico (mia nonna domani compie 97 anni). Non è nemmeno un sguardo nostalgico alla mia infanzia, anche se, confesso, quando settimana scorsa sono entrata nella provincia di Treviso con la mia macchina, guardando il paesaggio dei colli, leggendo i cartelli stradali, mi sembrava di sentire il profumo, quell’odore tipico che sentivo da piccola e che sentivo  solo nel Veneto.

Ho passato tante estati da quelle parti. Conegliano, Susegana, Segusino, Barbisano e poi ancora e Pieve di Soligo, Ponte della Priula … e il Barco. E l’odore era per me, piccola bambina sudtirolese, un odore “italiano”. L’odore di casa mia, della montagna,  era quello della neve che si scioglie sulla terra bagnata ad aprile. L’odore italiano era diverso, avvolgente e afoso, un odore caldo in un certo senso. Ma era anche l’odore dell’umidità delle case che si mescolava ai profumi di bollito di gallina o di castagne o di coniglio in umido e torta di mele, quella con le croste di zucchero fatta da zia Ada, quando mangiavamo tutti insieme. Ecco, poi c’era questa cosa del tutti insieme. Delle tavolate, spesso improvvisate con tavolini e sgabelli per farci stare tutti: cuginetti, zie, nonni. E poi era un parlare, tanto parlare, una voce sopra l’altra. Un abbassare però il tono e quasi sussurrare quando si diceva qualcosa che forse noi bambini non dovevamo sentire. Era la lingua veneta. Anche mia mamma parlava il veneto quando veniva qui. Era casa. Era famiglia. La famiglia di mia mamma, il lato “italiano” della mia infanzia.

Al centro di tutto questo c’era mia nonna, alla quale dedico questo post. A mia nonna che domani compie 97 anni.

Mia nonna che ci preparava le fettine di limone con lo zucchero per la merenda. Mia nonna che mi cuciva gonne bellissime. Ne ricordo una blu a portafoglio che quando giravo si apriva come una campana. Mia nonna che con le vecchie calze aveva riempito le nostre stanze di bellissime bambole dalle gambe lunghe e gli occhi erano fiorellini tagliati da scampoli di stoffe fiorite. Mia nonna che mi aveva portato all’Upim e a me sembrava di essere in America, quanto era bello e pieno di cose colorate. Mia nonna che faceva la spesa al PAM. Da noi non c’erano questi supermercati, non ancora. Mia nonna che aveva un vero laboratorio con bottoni, fili, macchina da cucire, spilli, aghi. E che mi aveva insegnato il punto e croce. Mia nonna che mi ascoltava mentre facevo esercizi di lettura e leggevo Cappuccetto Rosso e quando non riuscivo a leggere una parola, lei la indovinava sempre e mi chiedevo come facesse ad essere così brava.

Mia nonna che mi accarezzava con le sue mani ruvide, ma che proprio quel ruvido a me piaceva, perché era lei, erano le sue mani.

Mia nonna, che suo malgrado mi ha iniziato alla scrittura. Lei è una narratrice orale. Racconta, e lo fa ancora, tante storie dei tempi passati e insieme le abbiamo raccolte. Abbiamo scritto il libro del Barco, i suoi ricordi di infanzia, di ragazzina, di madre e la sua avventura a Vinadio …

Ma oggi, ecco, vorrei andare oltre i ricordi. Ognuno di noi li ha. Ognuno di noi porta nel cuore immagini, profumi, sapori, frasi sentite nella propria infanzia. Oggi vorrei fare una cosa diversa.

Mia nonna ha fatto due guerre. Quattro figli. Infiniti traslochi. E in tutto questo ha mantenuto intatto un approccio alla vita, al quale solo ora, in età adulta, guardo come ad un insegnamento. Raggiungere i 97 anni ed essere ancora curiosa e avere ancora voglia di fare cose nuove (come la cyclette moderna), non é da tutti. Tenere insieme i fili dei nipoti, cresciuti e dispersi ormai in giro per l’Italia, costa fatica, ma lei lo fa e non è qualcosa che fa bene solo a lei, ma anche a noi, cugini, che ci vediamo sempre meno, ma sappiamo cosa fanno gli altri perché è lei a raccontarcelo. Ogni volta che passo a salutarla, se c’è qualche novità vengo sempre aggiornata!

Oggi , noi cugini, siamo tutti adulti. Nella nostra vita abbiamo passato tutti momenti difficili. Fa parte della vita. Ed è in questi momenti che ho imparato a guardare a lei, non semplicemente come alla nonna che mi cuciva gonne bellissime,  ma anche alla donna che nella sua vita ha saputo vedere sempre e solo il lato bello delle cose. Questa è stata ed è la sua forza. Mia nonna non vive di rimpianti. Non guarda al passato come ad un età dell’oro. Non potrebbe, perché nemmeno per lei è stato sempre facile. È concreta. Vive il presente e si proietta sul futuro. Lo ha sempre fatto. Ha sempre saputo rinnovarsi, ritrovare nuovi stimoli, riempire la sua vita di un senso, che potrei sintetizzare in modo, spero non banale, con una parola forte: amore. L’amore per i figli, i nipoti e i figli dei nipoti. L’amore per le cose belle. L’amore anche per sè stessa. Perché avere 97 anni non significa non mettersi  ogni giorno il profumo, il foulard di seta e il pullover bello, possibilmente azzurro e luminoso.

Quindi, si. La propria storia familiare, la mia storia familiare è anche questo. Non solo i ricordi, ma anche le lezioni imparate. Un tempo si guardava agli anziani con rispetto, in quanto detentori di una saggezza ancora debole e confusa nei più giovani.  Oggi ci si dimentica del fatto che i nostri nonni hanno fatto due guerre. Hanno cresciuto figli, magari sfollati, con poco cibo. E le donne, poi, a farsi carico dei pesi della famiglia in silenzio. Un tempo alla donna non era richiesto che anche lei fosse felice. Il sangue di queste donne scorre nelle nostre vene. E saperlo è importante.  Una traccia di quella forza c’è e dobbiamo trovarla in noi e custodirla.

Io da mia nonna ho imparato questo: non vale la pena struggersi in nostalgie o rimpianti o rancori. Noi viviamo adesso ed è il nostro futuro che possiamo plasmare. Il passato è già scritto e non si cambia. E la vita, circondati che da chi ci ama e chi amiamo, vale la pena viverla con il sorriso e una spruzzata di profumo. Ogni mattina, ogni giorno!

Ecco, nonna, questo è quello che ho imparato da te! E questo è il biglietto di auguri per i tuoi novantasette anni. Novantasette, nonna! Pensa che forza! Che gioia!

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