Addirittura il nome “Milano” dopo questa serata in piazza Duomo suona più bello.

Prima la pioggia, poi il sole con la pioggia, poi i due arcobaleni, poi il sole sul duomo che quasi ci abbagliava a contrasto con il cielo plumbeo sullo sfondo. Poi l’Arengario, con le sue installazioni luminose e lo scorcio su Piazza Diaz  e alle spalle la prospettiva nobile e illuminata della galleria Vittorio Emanuele…

È strano, ma questa sera a guardare questi muri, queste prospettive, questi edifici che per anni ci sono passata vicina quasi ormai con l’abitudine di non notarli più, mi sono sembrati più belli. Belli come quella volta che, tornando dall’università con alcuni amici, il Duomo, illuminato dal sole al tramonto, mi sembrava avesse gli stessi colore del Sella, la montagna di casa mia. E loro, i miei amici,a ridere, a chiamarmi Heidi, a prendermi in giro. È che il duomo quella volta aveva una vita, aveva un’anima che ho rivisto questa sera.

Questa sera mi è parso che tutti questi muri avessero un’anima. Che queste prospettive, questi palazzi, questi spazi, questa piazza fossero  come le migliaia di persone che  la riempivano,  che avessero il bisogno anche loro di alzare la testa, di urlare: guardateci! Noi siamo il simbolo di una città caduta nel sonno, ma non ci stiamo più.  Guardate quanto siamo belli, nobili, forse altezzosi, ma vibranti con queste luci del dopo temporale. Ora, insieme a voi, torniamo a mostrare la nostra bellezza, il nostro valore, la nostra voglia di essere punti di riferimenti di una città che ha voglia di vivere.

Anche la parola “città” mi sembra più bella questa sera mentre Giuliano Palma canta “Tutta mia la città” e le migliaia di persone in piazza cantano con lui. Mi sembra che torni a raccontare tutto ciò che la parola racchiude in sé: spazi, incontro, convivenze, scambi, sogni, visioni, energie, laboratori,  creatività, innovazione, vita, intensa, frenetica, esuberante, ansiosa di cambiare. La città propulsore del vento. La città come luogo di creazione. La città centro delle interazioni, delle convivenze, dei confronti, degli scambi.

Milano.  Sembra davvero più bella Milano ora. Anche il suo nome sembra più bello ora. Sembra perdere il Schein (apparenza) per tornare al Sein (essenza). Con i suoi palazzi, le sue luci, la sua gente, la sua musica, la sua creatività, la sua energia.

Mancano tre giorni al verdetto. Ma io davvero non posso immaginare che, comunque vada, questo vento colorato ed entusiasta si esaurisca in Piazza Duomo, che quelle mura diventino una gabbia, che quelle facciate nobili tornino a sonnecchiare.

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