Sarebbe poetico pensare che tutto derivi solo da una suggestione del “Meraviglioso Mondo di Amelie”. Una figlia costringe il nano da giardino al giro del mondo per risvegliare il padre dal torpore dopo la morte della moglie. Sarebbe poetico pensare che i nostri peluche, come in Toy Story, possano prendere vita e viaggiare nel mondo. Sarebbe magico immaginarsi i loro pensieri di fronte alle scoperte nel mondo nella loro veste di viaggiatori.

Ma la poesia si perde nel delirio. La poesia sfuma nel business. La poesia diventa un prodotto marketing. Un’agenzia turistica, per soli 100 dollari, fa le foto al tuo pupazzo sotto alla Tour Eiffel, davanti al Louvre o lungo la Senna. Ci sono diverse opzioni: “la vera Parigi”, “il tour completo” , “Parigi indimenticabile”. Emozioni per il tuo orsachiotto, sia chiaro. Tu devi stare a casa e aspettare le foto. Da un lato ammiro la “genialità” dei tour operators delle bambole, dall’altro mi chiedo – lo ammetto – ma, perchè?

Già siamo ossessionati con le macchinette digitali, per cui non guardiamo più i luoghi se non attraverso il display e se il luogo non ci piace, lo ritocchiamo con photoshop. Qui andiamo oltre. Non abbiamo nemmeno il dovere di andare sul luogo. Ci mandiamo il nostro peluche. Lui è il fortunato. Noi  … siamo gli sfigati che devono poi sorbirsi le “foto della vacanza” . O forse siamo i fortunati che viaggiano senza correre rischi. Intanto a casa un foto con la Tour Eiffel ce l’abbiamo!

Peluche e Pixel

La scorsa estate, attraversando il meraviglioso Kinks Canyon nel Northern Territory australiano, due giovani ragazzine giapponesi si fermavano di continuo per fotografare Jojo, un minuscolo Teddy Bear, grande come una mano, di quelli che si comprano nei corner “Harrods” agli aereporti di tutto il mondo. Jojo era il vero protagonista. L’imponente Kings Canyon una semplice scenografia. A guardarle, le due ragazze giapponesi mi sembravano folli.

Ma ora forse tutto torna. Ora, a pensarci bene, mi viene il dubbio se le due stesse ragazzine fossero davvero due ragazzine.  Gonnellina e scarpette colorate, capelli lisci neri perfetti, sorriso cucito, come a un bambola di pezza, mimica da cartone animato, gestualità dei quiz giapponesi, e poche parole, qualche “ohhh” alla “teletabbies”, sospirato e corale. Forse le due ragazze erano già oltre. Un prodotto di alta tecnologia, la proiezione virtuale nel mondo reale di personaggi immaginari, le protagoniste di un manga buttate nel canyon. Insieme a Jojo. Il tour operator francese, a confronto, è un dilettante.

E da un appartemento di Tokyo, mi immagino, una ragazzina – vera –  che ride  felice,  e dall’iphone – colorato – segue la vacanza dei suoi pupazzi … di peluche e di pixel.

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