Finalmente il mare. Finalmente jogging sulla costa. Dall’alto sembra meraviglioso. E la corsa, in effetti, è stata meravigliosa: 43 minuti, mattina presto, aria frizzante, brezza salina.

Da un punto di vista tonico, nulla da dire.

Il problema è che correndo non ho guardato i miei piedi o l’orizzonte infinto verso il mare. Purtroppo la testa  spingeva verso il paese. Così ho potuto ammirare un classico villaggio di “plastica”,  decadente dopo il rigido inverno e ancor più ingrigito dalla pioggia e dal freddo, in attesa dell’estate. Non so per quale motivo ho una masochistica attrazione per le località di villeggiatura finte. Quelle che fuori stagione mettono solo tristezza, che hanno bisogno di sciami di turisti, di ristoranti, colori, fuochi d’artificio, gelaterie e bande musicali per nascondere la propria bruttura. Ci sono infatti località turistiche, che, anche nel più assoluto deserto esprimono fascino, sono belle. Altre, come quella in cui  correvo beata la mattina presto, hanno bisogno del caos per nascondersi. Perchè in una giornata come quella odierna, vuota e piovosa, mostrano il lato più triste della loro essenza.

E dunque, correndo, giravo la testa alla ricerca morbosa di dettagli racappriccianti (al punto da tornare sul luogo del delitto con la macchina fotografica solo qualche ora dopo). Perchè? Ci ho pensato, mentre correvo. E mi sono  data la risposta: è autentica questa bruttura, non la maschera estiva,  e poichè tendo a preferire le cose senza maschere, mi costringo a cercare l’autentico, anche se brutto. Se non è masochismo puro questo…

Ed ecco alcuni esempi (ingrandire con un clic, per coglierne l’anima):

Sarà davvero un … beau sejour?

… davvero un gran casino

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